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Atam sogna un museo del trasporto pubblico a Livorno: “C’è anche un’idea per il luogo”


I filobus d’epoca di Atam “decorati” per la rassegna “Hangar creativi” all’ex deposito Atl di via Meyer

Un gruppo di appassionati e collezionisti di bus del passato vorrebbero vedere nascere un Museo storico del trasporto pubblico locale

Francesca Suggi 12 Gennaio 2022

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LIVORNO. Senza dubbio danno nell’occhio quei cinque mezzi lasciati alle intemperie in quell’area trascurata di via Guarini, zona Picchianti. Incuriosiscono perché, alcuni, a colpo d’occhio, profumano di storia. Sono autobus Menarini e Iveco anni ’80, gli altri sono filobus anni Cinquanta. Perché quei fari tondi evocano le corriere di una volta, quelle che si vedono anche nei film. Perché somigliano al filobus Fiat 2411 Cansa Cge usato da Paolo Virzì nel 2009 per girare un film dal cuore labronico in dolce stile amarcord come “La prima cosa bella”.

Perché quelle carrozzerie e quei colori, in realtà, tratteggiano quello che da anni resta un sogno nel cassetto, il sogno di Atam, associazione per la tutela di autofiloveicoli per museo. Si tratta di quel gruppo di appassionati e collezionisti di bus del passato che in via Meyer, all’ex deposito Atl, vorrebbero vedere nascere un Museo storico del trasporto pubblico locale, addirittura un “Polo culturale e formativo regionale del trasporto pubblico locale”. «Nel 2018 abbiamo presentato il progetto in Comune, poi nell’ottobre del 2020 abbiamo fatto un’ integrazione con ulteriori sviluppi: in questo progetto crediamo molto e avrebbe un’importante ricaduta per le attività di tutta la zona e per il turismo», a raccontare quello che Atam vorrebbe fare è Marco Bedini. Bedini di esperienza ne ha da vendere. Prima storico, dipendente della Regione Toscana per la programmazione del servizio ferroviario, libero professionista per la progettazione di reti e modelli di esercizio, consulente aziendale nel campo dei trasporti urbani e collezionista di filobus e di autobus d’epoca, ha avuto anche incarichi politici all’Atl fino al 2000, poi, vestendo i panni dell’imprenditore, si è occupato di aziende di trasporto pubblico in subconcessione.

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È uno dei soci di Atam. C’è collaborazione tra il gruppo che ha sede al Dopolavoro ferroviario di via Nievo, Autolinee Toscane e Ctt nei cui capannoni sono “custoditi” alcuni dei veicoli d’epoca di Atam. «Nel 2021 il trasporto pubblico livornese ha compiuto 150 anni – e spiega – La nostra città è una delle prime in Italia ed è per questo che vorremmo dare a Livorno quel che merita, con questo progetto di museo tecnico che secondo il nostro piano dovrebbe ospitare in esposizione veicoli a trazione elettrica su cui la città ha grande tradizione, tutto il nostro materiale di oltre 4mila foto storiche che raccontano la storia del trasporto pubblico, i nostri veicoli». E aggiunge: «Inoltre abbiamo proposto a Autolinee Toscane di poter creare una scuola professionale regionale per la formazione del personale del trasporto pubblico all’interno di quella che è oggi una palazzina sempre in zona ex deposito Atl, progettata in origine per uffici, oggi inutilizzata».

Il progetto è ambizioso. Si propone anche il riuso di un edificio Enel, adiacente la ex centrale termica del deposito di via Meyer: che era adibito in passato a palestra dei dipendenti Enel “oggi inutilizzato e nel degrado, messo in vendita da Enel da tempo, ma senza acquirenti”, si legge nell’aggiornamento al progetto Atam del 2020. Si legge ancora che ci sono stati contatti tra Atam ed Enel “da cui è trapelata la disponibilità a concedere gli spazi, a condizione che sia data valorizzazione al trasporto pubblico a trazione elettrica”. Tra i “tesori” che Atam vorrebbe esporre ci sono ben 5 filobus che hanno fatto storia. Il pezzo forte è il Fiat 672 del 1950 che entrò in servizio a Firenze. Era in pessime condizioni, fu restaurato a spese di Bedini. Ora è custodito a La Spezia, al Museo nazionale dei Trasporti. «È un pezzo unico al mondo, a 3 assi». La collezione dei mezzi comprende altri filobus Fiat 2411 Cansa/Cge ex Atam fine anni’50 di cui due, le vetture 63 e 65, oggi sono all’interno del deposito Atl, altri 8 autobus e due mini bus elettrici.

«Con Ctt e At stiamo concordando il salvataggio di questi due mini bus a batterie impiegati a suo tempio sulle linee interne ai quartieri nella città», chiude Bedini.

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Source

“https://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2022/01/12/news/dai-vecchi-filobus-al-museo-che-non-c-e-1.41118360”

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